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La Palestina in Europa

La scorsa settimana l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha accolto lo “Stato della Palestina” come membro osservatore, con il voto favorevole del Governo italiano che si ritrova così dalla parte della vasta schiera di paesi non allineati, dittature e regimi fondamentalisti, oltre che di una certa Europa filoaraba.

Molti sperano che questo “Stato della Palestina” adirà le vie legali della Corte Penale Internazionale per sanzionare Israele. A me sembra, invece, che qualsiasi nuovo Stato degno di questo nome non possa non sottoscrivere e applicare tutti i principali strumenti del diritto internazionale. Quid della pena di morte in Palestina? Cosa succederà agli ebrei, in quei territori?

Una cosa è certa: scavalcare i negoziati bilaterali rimette in discussione tutti gli accordi precedenti tra Israele e Autorità Palestinese, a partire da quelli di Oslo.

Mentre Abu Mazen ed i suoi incassano il riconoscimento di carta dell’Onu, che non cambia la realtà sul terreno, Hamas continua a ricevere missili dall’Iran ed ha guadagnato dopo l’ultimo conflitto importanti sponde diplomatiche nel mondo arabo.

Finché l’Autorità palestinese non tornerà a trattare con lo Stato di Israele, sarà impossibile garantire la tregua raggiunta al Cairo e riprendere il processo di pace.

Primi comunicati ed un nuovo video

Per prima cosa vi invitiamo a visionare i primi comunicati stampa che ce l’hanno fatta a finire sul sito: si tratta di uno sulla Freedom Flotilla salpata in direzione Gaza ed uno sulla lectio magistralis fatta da Fiorello Provera all’università di Torino.
Poi finalmente il primo intervento, quello di presentazione del rapporto Provera sull’immigrazione dal nordafrica. Dopo vari problemi con la lingua audio ce l’abbiamo fatta…

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Freedom Flotilla II

GAZA-FLOTTIGLIA II: PROVERA (LEGA NORD – ELD) NO A PROVOCAZIONI, SI A NUOVO IMPEGNO PER LA PACE 

“Il piano denominato “Freedom Flotilla II” che intende forzare il blocco navale intorno a Gaza appare più come una provocazione politica che come un tentativo di portare aiuti a Gaza” dichiara Fiorello Provera, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri del PE, esprimendosi a nome del Gruppo Politico ELD, del quale la Lega Nord fa parte.

“Questa spedizione che prevede l’impiego di una flottiglia di 15 navi è organizzata da un gruppo di attivisti filo palestinesi e da organizzazioni non governative che intendono provocare una reazione da parte della guardia costiera israeliana e creare un caso politico internazionale.”

“In effetti – continua Provera – chiunque desideri trasferire merci o aiuti umanitari a Gaza può farlo attraverso i valichi di frontiera terrestri, come normalmente avviene attraverso quello Erez”.

“Voglio ricordare che recentemente a bordo del cargo tedesco Victoria, fermato per un controllo dalla marina di Tel Aviv, sono state trovate 50 tonnellate di armi di provenienza iraniana dirette a Gaza, attraverso l’Egitto. Questo giustifica il blocco navale attuato da Israele in un’area di conflitto, coerentemente con il diritto internazionale”.

La situazione del Medio Oriente è particolarmente difficile e tesa se si pensa che nel solo mese di Aprile oltre 150 razzi sono stati lanciati da Gaza sul territorio israeliano e uno di questi ha colpito uno scuolabus.

L’ambasciatore israeliano a Bruxelles Ran Curiel, invitato dall’On. Provera a un incontro con la delegazione parlamentare della Lega Nord ha reso noto un elenco delle ONG che stanno organizzando questa seconda flottiglia e tra queste spicca l’IHH, una organizzazione turca legata al radicalismo islamico anti-occidentale e indicata come organizzazione terroristica in Germania e in Olanda.

“In una situazione così difficile per il Medio Oriente e per Gaza – conclude l’On. Provera – la priorità assoluta dovrebbe essere quella di ristabilire una iniziativa di pace per convincere i palestinesi a ritornare al tavolo dei negoziati. Operazioni politiche destinate a creare tensioni e possibili incidenti sono assolutamente fuori luogo. Particolarmente tempestive appaiono, quindi, le posizioni espresse dal Primo Ministro britannico Cameron, da Tony Blair e dal Ministro degli Esteri europeo Catherine Ashton che, in modi diversi, hanno considerato controproducente questa iniziativa”.