Articoli con Tag ‘Catherine Ashton’

Vende casa ad un ebreo: palestinese condannato a morte

Muhammad Abu Shahala, cittadino palestinese, è stato condannato a morte dall’Autorità Palestinese, per aver venduto una casa a residenti ebrei nella città di Hebron.

“La condanna di Abu Shahala – ha dichiarato il Vice-presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo On. Fiorello Provera – non trova giustificazione alcuna. È inconcepibile che si possa condannare un uomo per aver venduto un proprio bene. L’Unione europea deve intervenire per evitare l’esecuzione, anche alla luce del fatto che l’Autorità Palestinese è uno dei maggiori beneficiari di aiuti comunitari.”

Secondo fonti accreditate, Abu Shahala avrebbe ammesso il proprio “crimine” sotto tortura. Nel sistema giuridico dell’Autorità Palestinese la vendita di beni immobili a ebrei è considerata un delitto capitale. Spetta ora al Presidente palestinese Mahmoud Abbas rendere esecutiva la sentenza con la propria firma.

“Chiedo all’Alto Rappresentante Catherine Ashton, come capo della diplomazia di Bruxelles e membro del Quartetto, di intervenire con forza e sono certo che lo stesso Presidente del Parlamento europeo Martin Schultz condannerà questa sentenza con la stessa forza espressa nel caso della condanna a morte del cittadino bielorusso Uladzislau Kavalyou. Esorto, infine, l’Autorità Palestinese a introdurre una moratoria sulle esecuzioni capitali, come richiesto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

La Ashton risponde: i tibetani hanno diritto al rispetto

Dopo una mia lettera a lei rivolta sulla questione dei monaci tibetani che ultimamente ed a ritmo impressionante si stanno dando fuoco per protestare contro i soprusi cinesi, Catherine Ashton, Alto Rappresentante e vice-presidente della Commissione Europea, mi ha risposto con una lettera che voglio condividere con voi.

La potete scaricare e leggere cliccando qui

F.

Test di verginità in Egitto

Provera: “Test di verginità” su donne egiziane. L’Europa faccia sentire la propria voce Strasburgo,

7 giugno 2011.

Secondo diverse testimonianze, nel corso delle manifestazioni di piazza del Cairo, durante la cosiddetta “primavera araba”, gruppi di manifestanti di sesso femminile sarebbero state picchiate, sottoposte a scosse elettriche, perquisite, minacciate con accuse di prostituzione e costrette a sottoporsi a “test di verginità”.

Secondo un rapporto di Amnesty International, un importante generale egiziano avrebbe ammesso che i controlli sarebbero stati eseguiti su donne arrestate durante una delle manifestazioni di piazza Tahrir. Le fonti militari egiziane riportano: “c’erano ragazze che si erano accampate a Tahrir Square in tende insieme a manifestanti di sesso maschile e abbiamo trovato nelle tende bombe molotov (e droga)”. Il generale avrebbe dichiarato che i controlli di verginità sono stati eseguiti per impedire alle donne di sostenere in seguito di avere subito violenze da parte dell’esercito.

Durante le proteste del 9 marzo, che hanno avuto luogo quasi un mese dopo le dimissioni di Hosni Mubarak, le manifestanti sarebbero state arrestate nei pressi del Museo Egizio. Nel rapporto di Amnesty, una donna, Salwa Hosseini, dice di essere stata legata a terra dai soldati, che l’avrebbero poi schiaffeggiata e stordita con una pistola. La Sig.ra Hosseini ha inoltre dichiarato di essere stata sottoposta ad un “test di verginità” nel centro di detenzione militare di Heikstep, insieme ad altre sedici donne.

Su questi fatti, l’On. Fiorello Provera (Lega Nord), Vice-presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, ha chiesto in un’interrogazione all’Alto Rappresentante Catherine Ashton di verificare le gravi accuse su questi controlli di verginità, incompatibili non solo con la dignità umana, ma con i più elementari diritti sull’integrità della persona.

“Alla base di qualsiasi nuova politica europea di vicinato con i paesi del Mediterraneo – ha dichiarato l’On. Provera – dobbiamo pretendere il rispetto dei diritti della persona, e delle donne in particolare, come prerequisito per un’ampia e proficua collaborazione. Senza un profondo cambiamento, che cancelli questi comportamenti umilianti e un vero cambio di mentalità, che riconosca i diritti delle donne ed una totale eguaglianza tra i generi, qualsiasi “primavera araba” rimarrebbe incompiuta”.

Freedom Flotilla II

GAZA-FLOTTIGLIA II: PROVERA (LEGA NORD – ELD) NO A PROVOCAZIONI, SI A NUOVO IMPEGNO PER LA PACE 

“Il piano denominato “Freedom Flotilla II” che intende forzare il blocco navale intorno a Gaza appare più come una provocazione politica che come un tentativo di portare aiuti a Gaza” dichiara Fiorello Provera, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri del PE, esprimendosi a nome del Gruppo Politico ELD, del quale la Lega Nord fa parte.

“Questa spedizione che prevede l’impiego di una flottiglia di 15 navi è organizzata da un gruppo di attivisti filo palestinesi e da organizzazioni non governative che intendono provocare una reazione da parte della guardia costiera israeliana e creare un caso politico internazionale.”

“In effetti – continua Provera – chiunque desideri trasferire merci o aiuti umanitari a Gaza può farlo attraverso i valichi di frontiera terrestri, come normalmente avviene attraverso quello Erez”.

“Voglio ricordare che recentemente a bordo del cargo tedesco Victoria, fermato per un controllo dalla marina di Tel Aviv, sono state trovate 50 tonnellate di armi di provenienza iraniana dirette a Gaza, attraverso l’Egitto. Questo giustifica il blocco navale attuato da Israele in un’area di conflitto, coerentemente con il diritto internazionale”.

La situazione del Medio Oriente è particolarmente difficile e tesa se si pensa che nel solo mese di Aprile oltre 150 razzi sono stati lanciati da Gaza sul territorio israeliano e uno di questi ha colpito uno scuolabus.

L’ambasciatore israeliano a Bruxelles Ran Curiel, invitato dall’On. Provera a un incontro con la delegazione parlamentare della Lega Nord ha reso noto un elenco delle ONG che stanno organizzando questa seconda flottiglia e tra queste spicca l’IHH, una organizzazione turca legata al radicalismo islamico anti-occidentale e indicata come organizzazione terroristica in Germania e in Olanda.

“In una situazione così difficile per il Medio Oriente e per Gaza – conclude l’On. Provera – la priorità assoluta dovrebbe essere quella di ristabilire una iniziativa di pace per convincere i palestinesi a ritornare al tavolo dei negoziati. Operazioni politiche destinate a creare tensioni e possibili incidenti sono assolutamente fuori luogo. Particolarmente tempestive appaiono, quindi, le posizioni espresse dal Primo Ministro britannico Cameron, da Tony Blair e dal Ministro degli Esteri europeo Catherine Ashton che, in modi diversi, hanno considerato controproducente questa iniziativa”.